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Cana: “La Roma ha imparato la lezione, ma la Lazio può farcela”. E su Keita…



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Quattro anni trascorsi alla Lazio non si dimenticano facilmente. Lo sa bene Lorik Cana, attualmente svincolato dopo la stagione passata nelle file del Nantes. L’albanese conosce bene l’ambiente biancoceleste per averlo vissuto in prima persona. Per il Guerriero, questo il suo soprannome, tante sfide all’ombra del Colosseo. Tutte gare giocate con il coltello tra i denti contro gli avversari di turno e non solo. Anche contro la piazza stessa che spesso non ha apprezzato a pieno il suo apporto. Nel suo bagaglio anche diversi derby all’Olimpico, partite che sono rimaste scolpite nella memoria di Cana. E proprio per parlare della stracittadina l’ex biancoceleste è intervenuto ai microfoni di Radio Incontro Olympia.

SUL DERBY

“Sicuramente la partita non va preparata sapendo del vantaggio. E’ poco probabile fare la partita dell’andata. Credo che la Roma abbia imparato tanto da quella sfida. Scenderà in campo con giocatori differenti, sia nel modo di leggere che di giocare la partita. La Lazio ha ampiamente la possibilità di andare in finale, ma serve una squadra di grande valore. Il mister ha dimostrato di saper sfruttare bene le partite e studiare l’avversario. Avrà fatto così anche in vista della sfida di domani. Ogni tanto può sbagliare, ma ha la capacità di leggere bene le partite. Improntare una sfida più sull’attesa, poi, non significa che non si possano schierare giocatori offensivi. Mi auguro passi la Lazio. In percentuale credo che i biancocelesti abbiano il 60% di possibilità di andare in finale.

SU KEITA, FELIPE E PAROLO

“Due anni fa Anderson ha mostrato tutto il suo talento, con la sfortuna che, un po’ insieme al collettivo, è calato nella scorsa stagione. E’ una debolezza della nostra squadra. Quest’anno si sono rimessi a lavorare. Anche se non trova esattamente quello che aveva dimostrato vedo un Felipe più maturo. Ma è ancora al suo 50% del potenziale. Deve trovare continuità e non perdere palloni facili. Resta un valore aggiunto. Keita è uguale. Deve sentirsi importante nell’ambiente, deve sentire la fiducia. Sa che non gioca a tennis e che ha bisogno di tutti. Ti fa un po’ di amarezza vederlo entare e fare la differenza, perché vuol dire che se solo fosse sempre così sarebbe un fuoriclasse. Quando gli parlavo io, lui mi ascoltava. E’ furbo, ascoltava quelli che gli facevano comodo e un po’ paura (ride, ndr). Ma gli voglio tanto bene, a lui e Felipe. Con loro ho passato dei bellissimi momenti, gli auguro abbiano la carriera che meritano. Parolo è un elemento importante. A volte non vediamo il suo lavoro, ma in fase offensiva può essere pericoloso. Sicuramente domani mancherà!”.

FAME DA GUERRIERO

Voglia di giocare domani? Tanta! Già quando ho visto la gara a Palermo tra Albania e Italia avevo tanta voglia di mettere la mia grinta in campo. Fare un po’ male a Immobile con un po’ di sana cattiveria (ride, ndr). Sono felice che la Lazio abbia un attaccante forte: lo merita. Avendo vissuto tanti derby e avendone vinti di più rispetto a quelli persi, li ricordo come se fossero ieri“. Sul derby del 26 maggio: “Rende fieri noi giocatori e tutto l’ambiente, ma deve servire a dare ancora più voglia di vincere. Purtroppo dopo quella stracittadina non ne abbiamo vinte nessun altra a parte l’ultima di Coppa Italia, per questo sarà importantissimo il risultato di domani: serve per andare in finale e provare a vincere un titolo, ciò che auguro alla Lazio quest’anno”.

UN DERBY DA STRANIERO

“Spesso sono i giocatori che non nascono a Roma a far la differenza: un conto è capire quanto sia importante, altro discorso è essere troppo presi perché questo ti limita tanto. Io non sono nato tifoso della Lazio, se qualcuno mi chiedesse quale squadra tifo, risponderei l’Olympique Marsiglia. Ma avendo vissuto cose belle qui è normale tifare Lazio in Italia. Non saremo mai come il tifoso nato a Roma: non significa che non ci sia attaccamento alla maglia o che non si faccia di tutto per quei colori. Ma un giocatore che viene da fuori dicendo che è più tifoso del tifoso, non dice la verità”. Non una partita uguale alle altre: “Certamente quelli che c’erano alla Lazio da tanto, come Mauri o Ledesma, sentivano il derby in maniera diversa. Ma anche Radu, che i giorni prima cambia tantissimo. A parte il derby in cui vincevamo 2-0, due anni fa, prima che Radu rimanesse negli spogliatoi, non ricordo perché (scherza, ndr), è sempre uno che fa il suo lavoro, un grande professionista sul quale si più sempre contare. Ho giocato spesso accanto a lui, ti dà tranquillità, ti copre bene. E’ sempre bello giocare con Stefan”.

SUL SUO PRESENTE

“Sono in famiglia in Albania, sono tornato a salutare la mia gente e portare avanti dei progetti personali. Avendo smesso con il calcio giocato posso occuparmi di tante cose, come della mia fondazione di beneficenza, mirata alla promozione di cultura e sport, attraverso la quale vogliamo aiutare i giovani e costruire campetti. In più sto continuando con la mia formazione: studio per allenare e per un futuro da dirigente. E’ un peccato lasciare il mondo dello sport, ci manca il calcio giocato, ma abbiamo fatto il nostro tempo. Voglio continuare a qualificarmi per poter provare a vedere, un giorno, se mi piace allenare. Dirigente alla Lazio? Assolutamente no! L’ambiente è troppo complicato, serve tanta esperienza. Diventare da giovani dei dirigenti in un grande club è complicato, infatti grande merito a Tare! Se ci aggiungi che poi essere albanese è quasi un tabù, questo può mettere dei freni, anche se adesso in Italia siamo già alla terza generazione e qualcosa è cambiato. Ma lui è diventato tra i migliori in Italia.

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