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Ricordiamo i grandi numeri 10 della Lazio



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In questo articolo ripercorreremo la storia dei biancocelesti in cerca dei migliori numeri 10 della sua storia, partendo proprio da Luis Alberto, l’attuale fantasista della squadra di Sarri. Nato in Andalusia, a San José del Valle, nel settembre del ‘92, è in forza alla Lazio dal 2016, quando venne acquistato dal Liverpool per soli 4mln €. Il valore di mercato dello spagnolo è arrivato a toccare punte di 55mln € ed oggi è un punto di riferimento nel centrocampo laziale. 209 presenze in sette presenze impreziosite con 42 reti che hanno permesso a lui e alla sua squadra di vincere 1 Coppa Italia (2018-19) e 2 Supercoppe italiane (2017 e 2019).

Per quanto riguarda la nuova stagione, la Lazio è quotata a 15.00 da Snai come vincente scudetto. Se cerchi un bonus sul primo deposito scommesse, quello di Snai è sicuramente interessante. Ma tornado ai numeri dieci, sicuramente merita una menzione anche l’attuale compagno di spogliatoio di Luis Alberto, nonché predecessore della dieci prima del suo arrivo, e cioè Felipe Anderson. 7

L’attuale numero 7 è senza dubbio un giocatore di livello sopraffino, che nella sua prima parentesi in maglia biancoceleste ha vestito prima la sette e poi la dieci per tre stagioni consecutive (2015-18). Il triennio con la doppia cifra sulle spalle ha portato a 120 presenze e 22 gol in totale prima di essere ceduto al West Ham con una plusvalenza di oltre 30mln €. Dopo le esperienze in Inghilterra e in Portogallo con il Porto torna alla Lazio a titolo definitivo nel luglio 2021. Nelle due stagioni recenti ha messo a referto già 98 presenze e 19 realizzazioni, diventando l’uomo su cui fare affidamento nella Lazio di Sarri.

Tornando indietro nel tempo, e saltando giocatori che pure meriterebbero di essere perlomeno citati (come Ederson, Mauro Zarate, Roberto Baronio e Dejan Stankovic), arriviamo al giocatore che forse incarna meno le qualità tecniche richieste dalla numero 10, ma che scelse di indossarla solo nel biennio laziale. Parliamo di Hernan Crespo. Spesso lo abbiamo visto con il numero 9 sulla schiena, con il numero 11, oppure con il 18, a rappresentare meglio le qualità di attaccante che gli si addicono. Eppure, dalla stagione 2000 alla 2002 ha indossato proprio il 10 nella sua esperienza con la Lazio.

Il motivo è presto detto: la n° 9 apparteneva a Marcelo Salas, e la n°11 a Sinisa Mihajlovic. Anche la n°18 era già stata presa da un altro grande di quella squadra: Pavel Nedved. E dunque la scelta era quasi obbligata. Nei due anni con il numero 10 sulle spalle realizzò 48 reti in 73 presenze totali tra campionato e coppe, con il record di realizzazioni personali in campionato di 26 reti nella stagione 2000-01. Quell’anno vinse anche la classifica dei cannonieri davanti ad Andrij Shevchenko (24 reti) ed Enrico Chiesa (22 reti) ma, ironia della sorte, lo scudetto andò ai rivali giallorossi.

Proseguendo con il viaggio nel tempo incontriamo l’attuale CT della nazionale Roberto Mancini, numero 10 biancoceleste dal 1997 al 2000. Considerato uno dei migliori centrocampisti offensivi della storia, ha legato la sua carriera principalmente alla Sampdoria (con la quale ha giocato per 15 stagioni), ma ha chiuso l’esperienza in Italia con la Lazio prima di appendere gli scarpini al chiodo in Inghilterra con il Leicester City.

Con la Lazio ha vinto un Campionato (1999-00), 2 Coppe Italia (1997-98, 1999-00), 1 Coppa delle Coppe (1998-99), 1 Supercoppa Uefa (1999) e 1 Supercoppa italiana (1998), contribuendo con 24 reti in 136 partite.

Come non menzionare, poi, Igor Protti, Aron Winter e Paul Gascoigne. Quest’ultimo era la rappresentazione più pura del detto genio e sregolatezza. Uno che affrontava la vita da sportivo come Mick Jagger quella da rockstar. Nato a Gateshead, in Inghilterra, il 27 maggio 1967, è cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Newcastle per poi approdare in prima squadra, giocare nel Tottenham e quindi nella Lazio. Stagione 1992-93. Sergio Cragnotti lo acquista all’età di 25 anni. Il talento inglese farà il suo esordio il 27 settembre 1992 e dopo appena due mesi si conquista l’amore dei tifosi realizzando la rete del pareggio a quattro minuti dalla fine nel derby contro la Roma. La sua esperienza sarà costellata di infortuni e momenti stravaganti, terminando con appena 47 presenze e 6 gol, ma tanta, tanta passione.

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