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Inzaghi, il fuoriclasse della Lazio



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Nell’estate del 2016 tutto sembrava praticamente apparecchiato affinché Marcelo Bielsa diventasse il nuovo allenatore della Lazio. E invece il disguido tra il tecnico argentino e il presidente biancoceleste Claudio Lotito aprì, in maniera spontanea, una scelta di cuore che avrebbe cambiato la storia moderna della squadra romana. Il prescelto a occupare la panchina della Lazio fu Simone Inzaghi, il quale aveva già dato tempo iniziato il suo cursus honorum da tecnico proprio nella società laziale partendo dalla categoria allievi regionali nel 2010. La scelta di puntare su di lui fu dunque qualcosa di spontaneo e naturale, che con il tempo si sarebbe rivelata molto azzeccata. 

Prima da calciatore e poi da allenatore, il piacentino ha senza dubbio fatto la storia recente degli Aquilotti, adesso invischiati nella lotta a un posto nella prossima Europa League, secondo le quote delle scommesse sportive online su calcio disponibili in questo momento. Nella sua prima tappa da giocatore biancoceleste, Inzaghi visse un ottimo primo periodo nel quale, nonostante non fosse mai riuscito ad andare oltre le sette reti a stagione in campionato, mise a segno uno storico poker all’Olympique Marsiglia in una gara di Champions League, un traguardo ancora oggi mai raggiunto da nessun altro attaccante italiano. I suoi anni alla Lazio furono costellati da una serie di successi, al primo posto dei quali vi è sicuramente lo Scudetto conquistato nella sua prima stagione, ossia quella 1999-2000, quando i biancocelesti si imposero nella volata finale sulla Juventus. Tuttavia, il grande lavoro di Simone Inzaghi alla Lazio sarebbe stato ancora più importante dopo la sua conversione da calciatore ad allenatore.

Dopo il suo ritiro dalle attività agonistiche nell’estate del 2010, ossia a 34 anni, il piacentino svestì immediatamente i panni del bomber per intraprendere subito la carriera da guida tecnica, dando subito l’impressione di avere un talento naturale per questa professione. Da attaccante centrale di movimento qual’era, Inzaghi jr aveva sviluppato una serie di abilità nel vivere e concepire un gioco dinamico e offensivo fatto soprattutto di verticalizzazioni. Da tecnico il suo obiettivo è stato infatti quello di applicare al meglio questa filosofia di gioco e di puntare molto alle transizioni offensive dirette. La sua Lazio è una creatura da lui plasmata con pazienza ma anche con ottimi risultati, come ad esempio la Supercoppa Italiana vinta nel dicembre 2019 contro una Juventus nettamente più forte sulla carta. Questo trofeo è stato vinto dall’attuale tecnico laziale sia da allenatore (in due occasioni negli ultimi quattro anni) sia da calciatore (nel 2000 e nel 2009), a dimostrazione di quanto la sua presenza sia fondamentalmente molto importante per la sua squadra, anche dal punto di vista della cabala.

Il suo lavoro negli ultimi anni lo ha portato a un rendimento importantissimo, ed è per questo che Lotito continuerà a puntare su di lui come primo fuoriclasse della Lazio. Dopo aver fatto la storia biancoceleste come attaccante, il piacentino adesso vuole continuarla a fare da una panchina alla quale è arrivato per caso, rivoluzionando in positivo l’ambiente di Formello. 

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