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Diaconale: “La storia, come la classe, non è acqua. La Lazio ha l’una e l’altra”



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“Il mancato arrivo alla Lazio di Giroud consente di compiere una riflessione sulla bizzarria della stampa e dei media sportivi del nostro paese. La bizzarria in questione non è relativa ai giornali e ai media del Nord che facevano il tifo affinché Giroud andasse all’Inter. I lettori e gli ascoltatori di questi organi d’informazione sono in gran parte settentrionali e in buona parte interisti, e alla luce di questo c’è un comprensibile motivo commerciale per questo tipo di tifo. La bizzarria, invece, sta in quei media che hanno sottolineato come l’interesse della Lazio per campione del mondo avrebbe dimostrato che la società biancoceleste ed il suo Presidente vogliono sul serio puntare alla Champions League e, magari, anche allo scudetto. Secondo gli opinionisti di questi media, dunque, non sarebbero i risultati ottenuti finora a legittimare e a rendere concrete le ambizioni della Lazio, ma solo il tentativo di compiere un colpo prestigioso nel mercato invernale. Come dire che non conta il lavoro di anni ed anni su un progetto di crescita, ma solo i soldi da spendere sulla roulette del mercato di gennaio.

 Bizzarro un atteggiamento del genere? Certo, ma alle bizzarrie dei media siamo abituati. A dimostrarlo c’è l’indifferenza anche di parecchi giornalisti romani sul numero che spetterebbe all’eventuale primo scudetto dell’era Lotito. Terzo, dopo quelli leggendari del ’74 e del 2000? Oppure quarto dell’intera storia della Società Sportiva Lazio? Relativamente alla questione del terzo e primissimo scudetto biancoceleste, quello della stagione 1914-15, solo pochi e coraggiosi giornalisti hanno mostrato interesse. Eppure tutti i documenti raccolti dall’avvocato Gian Luca Mignogna e presentati alle autorità calcistiche nazionali dimostrano che la rivendicazione della Lazio è assolutamente legittima. Come se fosse indifferente se la società biancoceleste e soprattutto i suoi tifosi potessero vantare la conquista del massimo trofeo nazionale nel campionato che venne interrotto dalla Prima guerra mondiale a cui molti ragazzi con l’aquila sul petto parteciparono con un largo contributo di sangue e di vite. La bizzarria è non riconoscere che la storia, come la classe, non è acqua. E la Lazio ha l’una e l’altra”. Così il portavoce biancoceleste Arturo Diaconale nell’editoriale del lunedì pubblicato sulla propria pagina Facebook.

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