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Diabolik: “Hanno voluto trovare il modo di fermare la Lazio”



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La Curva Nord di nuovo chiusa per cori razzisti. La decisione presa dal Giudice Sportivo in seguito ai buu indirizzati ai giocatori di colore del Sassuolo non è andata giù ai tifosi della Lazio. Anche la stessa Curva attraverso Fabrizio Piscitelli, meglio conosciuto come Diabolik, ha detto la sua sulle colonne de Il Tempo.

Queste le parole di Diabolik: «La repressione nei confronti dei tifosi laziali continua. A nome mio e del gruppo prendiamo atto che, negli anni, gli attacchi verso la società e la tifoseria biancoceleste non sono mai finiti. Dall’anno scorso abbiamo intrapreso un cammino tra tifosi, società e squadra. Uniti, tutti insieme. E questa cosa sicuramente da fastidio a qualcuno. Dobbiamo fare quotidianamente i conti con una realtà avversa al mondo Lazio in generale. Per quanto riguarda i “buh”, non prendiamoci in giro, va riconosciuto il fatto che tutti sanno benissimo che non sono un atto di razzismo. Però gli stereotipi, creati ad arte per obbligare la gente a pensarla in un modo, impongono alla massa che si tratti di discriminazione. E quindi, chi vuole bene alla Lazio, dovrebbe cercare di non farli più. Dobbiamo maturare, ma non perché i “buh” son considerati razzisti, ma perché dobbiamo prendere atto che siamo di fronte ad un attacco e quindi bisogna tutelarsi. Poi mi rivolgo alle istituzioni e a tutti quegli organi preposti, i quali sostengono che i rappresentanti della Nord non facciano nulla per evitare i cori “razzisti”. La realtà é un’altra: la curva non può fare nulla. E il motivo è semplice. Ci è stato tolto ogni mezzo per fare il tifo come lo si faceva una volta. I piccoli megafoni comprati non bastano di certo a far sentire la nostra voce in tutta la curva. A malapena arriva alle prime dieci file. Così il problema è impossibile risolverlo. Noi possiamo garantire apporto solo se ci (ri) mettessero nelle condizioni di fare il tifo alla vecchia maniera. Con un sistema di amplificazione adeguato per una struttura non adeguata come lo stadio Olimpico. Ci auguriamo inoltre che si possa fare lo stadio nuovo. Allora sì che le cose cambierebbero. Ma conosciamo perfettamente la situazione dell’Olimpico, magari qualche interesse che ci gira attorno e quindi crediamo che la Lazio il suo stadio non lo avrà mai. Ma allora va cambiato anche il modo di reprimere. Perché in un impianto così antiquato, così diviso nei settori stessi, dove la partita non si vede, dove se ti arrampichi per esultare vieni diffidato, non può esistere un “modello” di stadio moderno. Con norme repressive “moderne”. Addirittura rischia il daspo chi da il proprio nominativo alla questura perché si occupa dei megafoni o perché regge uno striscione. Questo stato di cose non fa altro che alimentare la rabbia della gente. Lo stadio di calcio non è come vedere una partita di tennis. Non sarà mai così, non è ammissibile tutto ciò. È questa la realtà che nessuno racconta. La Lazio sembra che abbia preso a cuore questa situazione e speriamo che nelle sedi opportune possa far valere le nostre ragioni. Siamo ad un punto di non ritorno. Invitiamo comunque a evitare questi “buh” perché è chiaro che nel caso nostro stanno diventato un problema. Non sono diversi dalle offese al portiere che rinvia dal fondo, dalle parolacce ai giocatori avversari. Non è il colore della pelle che cambia qualcosa per noi. Ma hanno trovato un modo per colpirci e noi dobbiamo essere intelligenti a non cadere in questa provocazione La Lazio sta andando bene e forse hanno trovato una soluzione per togliere di mezzo la tifoseria. Cerchiamo di essere più intelligenti».

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