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Keita, talento da vendere ma carattere discutibile: fece arrabbiare anche il Barcellona



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I tempi sono cambiati. Ora ci sono tweet e post che fanno emergere certi aspetti particolari. Ma già quando i social non erano ancora così importanti il giovane attaccante della Lazio, Balde Diao Keita, aveva dimostrato di avere un carattere focoso. Un talento enorme ma con atteggiamenti spesso sopra le righe. Da un lato denotano grande stima in sé stessi, che è propria solo dei grandi campioni, dall’altro c’è il rischio di veder rovinata una carriera appena iniziata. L’ascesa, la crisi e l’addio al Barcellona del senegalese nato in Spagna ne sono la testimonianza più lampante. È una storia ormai vecchia di sette anni.

A BARCELLONA

Keita era uno dei talenti più promettenti della cantera più famosa d’Europa. I tecnici stravedevano per lui: «certo se non avesse quel carattere…». E così quando in un torneo internazionale si rese protagonista di scherzi poco graditi ai compagni scattò la punizione. Un anno in prestito al Cornellà (sempre in Catalogna), lontano dalla cantera blaugrana. Gli servirà da lezione, tornerà più maturo, pensavano al Barça. E invece Keita, sicuro del fatto suo, si fece l’anno sabbatico e poi per ripicca salutò tutti e si trasferì alla Lazio.

ALLA LAZIO

Come ricorda La Gazzetta dello Sport a Lotito costò appena 300mila euro. Era un talento da domare e non sarebbe stato facile riuscirci. E infatti l’impresa è riuscita a metà alla Lazio. Il talento di Keita è servito alla Primavera di Bollini-Inzaghi per collezionare trofei e poi anche alla prima squadra, anche se a intermittenza. Ora però c’è il rischio (quasi una certezza) che il talento esploda definitivamente da un’altra parte. Senza che in cambio le casse del club facciano festa.

SUCCESSO A META’ 

In mezzo tanta fatica (ripagata solo in parte) per accettare e incanalare quel caratterino particolare. Come quando da neo-patentato distrusse una Lamborghini o come quando (un anno fa) si presentò in ritiro con una settimana di ritardo senza giustificazioni. Inzaghi è stato l’unico che ha saputo capirlo e gestirlo. Forse perché abituato, da giocatore, a vivere in uno spogliatoio dove di Keita (come talento e carattere) ce n’erano parecchi. Anche a lui però l’impresa è riuscita a metà. Pensava di farne un perno della sua Lazio invece corre il rischio di perderlo dopo appena un anno.

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