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Matuzalem: “La mia Lazio era uno squadrone. Addio? Faccio mea culpa…”



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Francelino Matuzalem, ex giocatore di Lazio e Genoa, si è raccontato in una lunga intervista a gianlucadimarzio.com. Ecco i passaggi più importanti: Il calcio mi ha salvato, se non fossi diventato un calciatore oggi sarei in carcere, lo dico e lo ripeto. E’ così. Alcuni amici con cui sono cresciuto hanno fatto una brutta fine. C’è chi sta in galera, altri sono andati via… Mi sono tatuato il nome di uno di loro. Sai, ai miei tempi non tatuarsi significava fare un dispetto alla polizia, ora è una moda”.

Sui suoi soprannomi: “Reja mi chiamò il Professore ed è rimasto, mi è sempre piaciuto”. Matuzalem che ha iniziato a farsi conoscere al calcio italiano nel Brescia di Carletto Mazzone, di cui ricorda: “Bravissimo, divertente. In campo si trasformava, ci diceva sempre che in partita c’era suo fratello gemello. In settimana era tranquillo, poi… Il Mazzone che tutti conosciamo”. Dopo Brescia, Matuzalem ha giocato in Ucraina e in Spagna, salvo poi tornare nel 2008 nella Capitale: “Già, la Lazio… Lì è stata colpa mia, è la verità. Quando i tifosi mi incontrano mi ricordano due cose. La prima è l’assist a Klose nel derby contro la Roma, al 93esimo! Fu bellissimo, incredibile. E poi il gol di faccia in finale di Supercoppa Italiana contro l’Inter. Mi spaccai il labbro, un dolore assurdo. E’ stato uno dei gol più importanti che ho fatto, ma al tempo stesso il più brutto. Mi rimbalzò il pallone sul volto e segnai, non ci credevo. Pensavo solo al dolore”. Prima ancora, la Coppa Italia del 2009: “Grande soddisfazione, davvero. Poi eravamo uno squadrone! Pandev, Rocchi, Lichtsteiner, un Zarate in formissima che appena toccava palla faceva gol. Anche Ledesma… Dualismo? Mai stato, tutto è possibile. Con Delio Rossi giocavamo insieme, mentre Ballardini mi schierava mezzapunta. Non è il mio ruolo, infatti quando l’ho ritrovato a Genoa gli ho detto di mettermi davanti la difesa”. Mentre l’ultimo anno come andò realmente? “Petkovic mi stimava, ma fu colpa mia. Andai in Brasile, impiegai una settimana in più per tornare. Poi c’erano altri altri giocatori fuori rosa come Zarate e Diakitè. Ci ho messo del mio”.

Matuzalem che ha perso punti agli occhi dei tifosi quando con un tackle assassino mise ko Brocchi costringendolo a lasciare il calcio:”Riguardo Brocchi, il problema fu Baronio. Scrisse cose assurde su Twitter, non ebbe neanche il coraggio di dirmele in faccia, usò il computer. Creò lui quella situazione. Con Cristian non c’è mai stato nulla, dopo quel fallo lo chiamai per scusarmi e finì lì. Era un fallo di gioco, durante un’azione di contropiede. Non dovevamo prendere gol. Ci tengo a ribadire che non ho mai avuto problemi coi compagni nello spogliatoio. Rimpianti? Sicuramente, ho commesso qualche errore. Baggio mi disse di stare attento, intravede qualcosa nelle mie capacità ma mi consigliò di fare attenzione, mi disse che il calcio è uno sport che finisce subito. E aveva ragione. Ma sono autocritico, se avessi dedicato più tempo a fare il professionista mi sarei tolto tante altre soddisfazioni, questo è vero. Tuttavia, sono contento di ciò che ho fatto. Ora sono maturo, ho messo la testa a posto e insegno a mio figlio a non commettere i miei stessi passi falsi”. 

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