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Alla fine è tutta una questione di stile



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Alla fine…è tutta una questione di stile. Possiamo racchiudere in questa breve e semplice frase l’abissale differenza che contraddistingue dal 1927 Lazio e Roma (prima di tale anno la seconda squadra della capitale non era ancora nata). Tralasciamo tutti i ragionamenti di carattere storico-calcistico (perché altrimenti non ci sarebbe proprio partita), concentriamoci su ciò che stanno evidenziando in modo inequivocabile le recenti annate calcistiche. Nella capitale c’è una squadra che non sa proprio che cosa significhi il concetto di  VINCERE o meglio lo confonde un po’ troppo spesso con arroganza, prepotenza e insolenza. Se poi – com’è giusto che sia – tali comportamenti vengono denunciati, condannati e sanzionati… tale squadra rincara la dose con le ormai leggendarie “Ipotesi di Complotto“. L’ultimo derby capitolino ha confermato tutto questo.

Da un lato c’era la Roma che festeggiava in modo esagerato l’ennesimo derby cercando invano un quid che certificasse una “rivincita” del 26 Maggio che non c’è e forse non ci sarà mai. Dall’altro la Lazio che, non solo ha dovuto subire la forte delusione di aver regalato, con due ingenuità, un derby che poteva tranquillamente vincere ma ha dovuto anche subire l’atteggiamento vile e provocatorio avuto fin dall’inizio del match (e non solo) da parte dei giocatori giallorossi.Nella Roma a quanto pare non è sufficiente vincere, spesso si vuole addirittura stravincere, a maggior ragione se avviene in modo non meritato. Del resto, perché esercitare il buon senso? Molto meglio provocare i giocatori della squadra rivale dall’inizio alla fine e se osano reagire gli si dà il resto. Ne sanno qualcosa Rudiger e Strootman. Poi però se alle loro azioni puerili segue una reazione allora il gioco non è più divertente anzi…è lì che sta la tanto amata teoria giallorossa dell’Ipotesi di Complotto avviate dal dirigente giallorosso Baldissoni (che vede nella squalifica di Strootman poco prima di 2 big match come un complotto in piena regola) e alimentate dal tecnico Spalletti. Per non parlare dei vari messaggi social di solidarietà da parte dei giocatori giallorossi e non solo nei confronti di Rudiger dimenticando però, con estrema facilità, le cose ben peggiori dette da De Rossi a Mandzukic. Insomma, si dice che “chi è senza peccato scagli la prima pietra…“, la domanda allora sorge spontanea…perchè chi ha compiuti gravi peccati si permette di giudicare e di passare da vittima? Perché tanta ipocrisia?

Tutti atteggiamenti distanti dallo stile biancoceleste. Ciò che poi delude in una maniera disarmante (per usare un eufemismo) è il fatto che i media vogliamo far passare a tutti i costi i giocatori della Roma come vittime che non hanno fatto niente di male e che hanno ricevuto un’ingiustizia da parte dei giocatori della Lazio, questi “cattivoni biancocelesti” hanno fatto una cosa “inusuale”…DIFENDERSI. Certo, è stato scelto il mezzo sbagliato questo non lo mette in dubbio nessuno, ma quando finisci le guance da porgere diventa dura stare calmi. Insomma molto più semplice dare del razzista a Lulic (cosa che non è stata ritenuta tale dagli stessi organi giudicanti) piuttosto che che attaccare i giocatori giallorossi perché, a causa della paura per l’avversario, hanno usato il mezzo più vile che conoscono…la PROVOCAZIONE. Non per niente dal 1900 l’orgoglio capitolino si chiama LAZIO. Tutti questi giri di parole servono soltanto a ribadire 2 concetti molto semplici:

  1. E’ che si potranno perdere anche 10 derby ma alla fine prima o poi il periodo NO finirà…il 26 Maggio è per sempre;
  2. Vedendo i comportamenti dei rivali possiamo dire in totale serenità che la Lazio ha la grande fortuna di non essere loro e da più di un secolo ha il vanto di poterlo dimostrare.  Grazie Generale Vaccaro.

E come scritto inizialmente, alla fine è tutta una questione di stile.

Marco Lanari

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