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TEMPI BELLI – Sempre meglio che lavorare



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Vedere la Lazio comporta sempre un certo pathos: è il bello dell’essere tifosi, a volte si riesce a trangugiare anche del pessimo calcio, e a regalarsi un intrattenimento che a un occhio esterno, semplicemente, non esisterebbe.

Certe volte però, anche la lente deformante del tifo non riesce a modificare una realtà desolante. Il primo tempo di Chievo-Lazio ha reso un giro sulle montagne russe anche il film filippino di quattro ore fresco di Leone d’Oro a Venezia. Oddio, non che il secondo resterà nella hall of fame del calcio, ma già il fatto che si siano visti due gol lo rendono tutto un altro sport rispetto a quella sauna a cielo aperto che per 48′, recupero compreso, è andata in scena al Bentegodi.

Persino Terrence Malick, per restare in ambito cinematografico, si sarebbe fatto un giro sulla biografia di Cristian De Sica su Wikipedia con lo smartphone. Ma lui, fortunato, a vedere le partite di calcio non ci va.

Quale può essere la top five delle più noiose partite della Lazio, almeno per quanto riguarda la storia recente?

Al numero cinque possiamo sicuramente annoverare il famoso derby del maggio 2005, caldo infernale come domenica scorsa e andamento del match imbarazzante. Non fosse stato un derby, con la paura irrazionale di subire la beffa all’ultimo secondo, potremmo metterlo tranquillamente al numero uno.

Al numero quattro, una sfida della fase a gironi di Coppa Uefa, sempre del 2005 (che Lazio, quella!) che non in molti ricorderanno: Egaleo-Lazio, con i nostri beniamini praticamente già eliminati. La partite in sé non fu brutta nell’accezione più pura del termine (terminò 2-2), ma racchiudeva gli stimoli e le emozioni di una seduta di dermoabrasione sottocutanea. L’Egaleo era una squadra greca che ora si è trasformata in un’azienda che fa import-export di merluzzi al porto del Pireo: i giocatori di allora sono gli orgogliosi dipendenti.

Al numero tre, un Lazio-Bologna 0-0 del novembre 2009, l’apoteosi del calcio di Ballardini: dodicesima partita senza vincere in campionato, qualcuno ricorda di aver visto aggirarsi per il campo la sposa cadavere.

30 dicembre 1990, Lazio-Pisa 0-0. Di diritto al numero due, anche la Lazio di Zoff quando ci si metteva era un portento. Di quel giorno si ricordano le urla di Piovanelli, provetto capocannoniere della Serie A che vide la sua carriera stroncata dall’infortunio all’Olimpico, e un fortissimo mal di denti che sparì al triplice fischio finale, quindi forse non erano i denti.

Ta-daaah, numero uno. Giugno 1989, Ascoli-Lazio 0-0. Mai vista una partita come quella. Le squadre si palleggiavano il pallone a metà campo, Bruno Giordano giocava nell’Ascoli e cercò nell’unica occasione da gol del match un pallonetto a rientrare con avvitamento carpiato solo davanti a Valerio Fiori, uno dei più spettacolari gol sbagliati apposta della storia della Serie A. Piccolo trascurabile particolare, con un punto le due squadre si sarebbero matematicamente salvate.

In questo contesto, il primo tempo di Chievo-Lazio si incastona a pennello, segno di una squadra che Inzaghi sta portando avanti con indole stoicamente andreottiana: meglio tirare a campare che tirare le cuoia.

E noi? Beh, vedere certe partite è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo. E poi è sempre meglio che lavorare.

O di prenderne quattro come un anno fa, per dire.

Fabio Belli

 

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