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CULTURA – Thomas Mann, l’ultimo dei classici



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Scrittore tedesco, sensibile, antipolitico per eccellenza e, come qualche critico lo ha definito, ultimo dei classici. Tutto questo è stato Thomas Mann, un colosso della letteratura di ogni tempo. Non solo per lo stile insuperabile o per la sua produzione, che spazia dal racconto breve alla romanzo-fiume fino al saggio politico, ma anche per il grande spessore di intellettuale, di testimone civile del proprio tempo.

Mann nasce il 6 giugno 1875 a Lubecca, frequenta il ginnasio ma i risultati non sono brillanti. Nel 1894 si trasferisce a Monaco dove si iscrive all’Università. Nel 1905 sposa Katia Pringsheim, figlia di uno degli uomini più ricchi della capitale del regno della Baviera. Dalla loro unione nascono Erika, Klaus, Golo, Monika, Elisabeth e per ultimo Michael.

Durante questo periodo l’attività letteraria di Thomas è sempre più frenetica: nel 1901 esce il suo primo grande romanzo “I Buddenbrook” seguito poi da “Tristan” e nel 1909 un altro grande capolavoro “Altezza reale”. Nel 1912 viene pubblicato “La morte a Venezia”, un romanzo destinato a suscitare scalpore a causa dell’adombrata pedofilia del protagonista. Nel 1914 è la volta del saggio “Pensieri di guerra”, dove Mann sostiene la causa tedesca. Al termine della guerra escono le “Considerazioni di un apolitico”. Nel ’19 esce la novella “Cane e padrone” e nel ’24 esce il capolavoro “La montagna incantata”. Nel 1926 inizia la tetralogia biblica “Giuseppe e i suoi fratelli” a cui lavorerà per 15 anni, la storia biblica diventa una suggestiva narrazione che unisce mito e psicologia, ricerca ed epica. Nel 1929 riceve il Premio Nobel per il romanzo “I Buddenbrook”.

Nel 1933 l’esilio: prima in Svizzera, poi negli Stati Uniti. Nel 1936 prende posizione contro la dittatura nazista; in Germania gli viene tolta la cittadinanza tedesca e i suoi beni vengono confiscati. Nel 1939 viene pubblicato il romanzo “Lotte a Weimar” e il racconto indiano “Le teste scambiate”, poi nel 1947 esce il romanzo “Doktor Faustus”. Gli anni successivi vengono sconvolti da diverse disgrazie: nel 1949 si suicida il figlio Klaus; l’anno dopo muore il fratello minore Viktor; nel 1950 muore anche l’altro fratello Heinrich. Nel 1951 pubblica il romanzo “L’eletto” e si stabilisce a Kilchberg, sul lago di Zurigo, dove continua a lavorare fino alla morte. Nel 1953 esce il racconto “L’inganno” e, infine, nel 1954 “Le confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull”, l’ultimo suo grande successo. Il 12 agosto 1955 Thomas Mann muore per collasso.

 

 

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