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Cristiano Sandri: “La Lazialità è sotto anestesia. Emozione Lazio? C’è un difetto di legittimazione…”



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Cristiano Sandri è intervenuto sugli 88.100 di Elle Radio nella trasmissione “I Laziali Sono Qua“. Parlando di Lazio a trecentosessanta gradi alla vigilia dell’importantissimo derby di domenica prossima.

Il momento è brutto perché sto notando come un appassire del tifoso laziale, una desertificazione delle emozioni che non dovrebbe mai avvenire. La lazialità dei tifosi che hanno sempre preso iniziative a difesa della Lazio è ancora viva, ma il nostro mondo è come se fosse sotto anestesia e dovremmo riuscire a reagire in qualche modo. Il problema è che non si vedono gli strumenti per mettere in atto questa reazione.

Si è parlato in questi giorni della consulta “Emozione Lazio“, costituita da circa cento tifosi vip per sensibilizzare l’ambiente biancoceleste in un momento difficile. Si è letto però anche il nome di Cristiano Sandri tra i partecipanti e di altri personaggi che hanno affermato di non essere stati avvertiti di essere inseriti dell’iniziativa. “Personalmente non ne sapevo niente e non sono mai stato contattato. Ma al di là dei commenti sull’iniziativa ritengo che ci sia un difetto di legittimazione. Non sono questi i personaggi che possono riportare la Curva Nord a tifare e ad essere presente allo stadio. Soprattutto non vengono considerate minimamente le motivazioni che hanno portato i ragazzi ad attuare le loro proteste. Io voglio pensare che chi ha avuto questa idea si sia sentito stremato da un periodo di mediocrità infinita che dura ormai da anni e abbia voluto avere un sussulto. Bisogna però fare i conti con la realtà: in questo momento c’è chi potrebbe parlare realmente, ma non lo fa o non vuole farlo. La Lazio è la prima società della Capitale e non può essere portata avanti in maniera poco ambiziosa: bisogna guardare al futuro superando questo corto circuito che l’ambiente Lazio sta vivendo.”

Quali potrebbero essere le soluzioni? “Posso ipotizzare l’annuncio di sei campioni per poter contare su una squadra davvero competitiva, una dichiarazione di intenti per far diventare di nuovo il Flaminio la casa dei biancocelesti ed un mea culpa su come il tifoso laziale è stato trattato negli ultimi anni. Decisioni radicali, ma in questo momento serve qualcosa di forte per cambiare la situazione: questi tre punti possono essere fantascientifici ma non dovrebbero esserlo. La società spesso trova nell’allenatore il capro espiatorio, ma non vedo mai assunzioni di responsabilità.

Ma i fini pratici di questa iniziativa andranno in porto? “Non credo che idee di questo tipo possano far cambiare il modo di agire alla società. Si rischia solo di accavallare propositi su propositi senza partorire qualcosa di concreto. La gente allo stadio si riporta con azioni reali e non solleticando la pancia del tifoso, io non so quanta reale voglia ci sia di riqualificare uno stadio contro il Flaminio, che pure riporterebbe la Lazio nella zona di Roma dove è nata e far nascere una nuova realtà anche sul piano del merchandising e della crescita societaria. Questa stagione purtroppo è il frutto di tante altre precedenti, si è affrontato un preliminare di Champions League senza attaccanti e non si è sostituito il miglior giocatore della propria difesa, infortunato fino a fine stagione. Queste sono le prove che non c’è voglia di emergere e forse è ora di capire che non vale più la pena continuare sulla stessa strada.

Fabio Belli

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