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Regalia: “Quando mancano i soldi, bisogna far lavorare il cervello. Pioli fuoriclasse di questo club.”



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Carlo Regalia, ex direttore sportivo della Lazio ai tempi della presidenza Calleri, è intervenuto sugli 88.100 di Elle Radio nella trasmissione “I Laziali Sono Qua” per fare il punto sulla situazione della formazione biancoceleste dopo il deludente pareggio contro il Frosinone.

Spesso in queste settimane viene comparato il passaggio di proprietà avvenuto ai tempi di Calleri con la Lazio passata nelle mani di Cragnotti, a quello che potrebbe avvenire tra Lotito e una futura proprietà che possa permettere al club di crescere rispetto ai livelli attuali. “E’ difficile entrare nella testa delle persone, soprattutto essendo fuori dal mondo Lazio. Noi in quel periodo, sempre con l’aiuto dei tifosi, abbiamo costruito qualcosa perché i Calleri erano gli unici che potevano prendere davvero la società. Quando sono arrivati i nove punti di penalizzazione la squadra ha tenuto per la passione di Calleri e per la grandissima personalità di Fascetti che quando, prima ancora, arrivò la sentenza della retrocessione in Serie C confermò che sarebbe rimasto. Se qualcuno di voi non è d’accordo se ne deve andare subito, disse. Quella è stata la base per ripartire. Quando si è avvicinato Cragnotti si è capito che aveva i mezzi per poter far esplodere il potenziale di quella squadra, che partiva con una base con elementi come Riedle, Ruben Sosa, Thomas Doll ma anche Gabriele Pin, che l’anno prima era diventato campione del mondo con la Juventus. Questa consapevolezza nasce dall’entusiasmo che ci ha regalato il pubblico e che ora la società dovrebbe recuperare.

Questa base non poteva essere stata ricreata l’anno scorso? “Sì, io avrei scommesso su un miglioramento partendo dall’allenatore che era il vero fuoriclasse di questo gruppo. Sicuramente, anche se si è fatto ironia su questo, il gruppo era difficilmente migliorabile, ma qualcosa si è sbagliato e forse qualcosa si è rotto anche a livello del gruppo. E’ calato il rendimento di alcuni elementi che erano punti fermi, senza contare i nuovi che probabilmente stanno dando davvero poco.

Il pareggio di Frosinone può essere figlio di quali sbagli? “Io mi auguro che non sia un decadimento progressivo: giocare contro una squadra in lotta per non retrocedere è difficilissimo e soprattutto non procura vantaggi: se vinci hai fatto solo il tuo dovere, se non ci riesci emergono un sacco di dubbi. La squadra non è riuscita a ripetersi ai livelli dell’anno scorso e non è un problema che nasce a Frosinone. Anche perché la permanenza di tutti i big doveva preludere ad un altro tipo di rendimento, al di là di altri errori che possono essere stati fatti.

Sul lavoro del direttore sportivo: “Quando ci sono pochi soldi bisogna far lavorare un po’ il cervello. E’ inutile stare sempre seduti accanto al presidente, bisogna girare i campi, battere le strade indicate dall’allenatore in base alle esigenze della squadra e cercare magari di individuare quei giocatori che in futuro potranno valere tanto, ma prima che le loro valutazioni si impennino. Un modus operandi che a suo tempo mi fece scoprire, quando giocava nella Pro Patria, un giocatore sul quale all’epoca non voleva scommettere nessuno: Luciano Re Cecconi.

Fabio Belli

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