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Chiara Insidioso, un triste epilogo. Perché tanto silenzio?



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Un silenzio che fa tanto rumore. Questo si avverte intorno alla “piccola” Chiara Insidioso. La ragazza e tifosissima laziale, massacrata due anni fa e ridotta in fin di vita da quel dannato Maurizio Falcioni.

Tra meno di un mese la figlia finirà in un ospizio per anziani, dove purtroppo non potrà ricevere le cure adeguate. Lei, che a detta di pareri medici autorevoli che la stanno seguendo fin dall’inizio è passata dallo stato vegetativo a quello di coscienza come dalle dichiarazioni del Dottor Formisano: “Potrebbe migliorare ancora, per questo per lei la cosa migliore sarebbe vivere in una casa attrezzata con i suoi cari e con un’assistenza in grado di provvedere alle sue esigenze. Sebbene Casa Iride sia un’ottima struttura con una piccola comunità di 7/8 posti, è anche vero che i pazienti ospitati lì hanno un livello di coscienza minore rispetto a quello di Chiara, che potrebbe invece seguire un percorso diverso con minore livello assistenziale ma maggiori stimoli, continuando tra il soggiorno domiciliare e il day hospital qui al Santa Lucia”.

E come spesso capita in queste situazioni delicate, gli intoppi sono all’ordine del giorno. Oggi il Presidente Mattarella, il ministro Lorenzin visiteranno la Fondazione Santa Lucia, la clinica dove si trova Chiara in questo momento. E’ probabile che il Presidente nemmeno sappia che la giovani si trovi lì e neppure del suo “imminente” trasferimento presso la casa degli anziani.

Ma perché nessuno ne parla? Non fa tanto clamore una notizia del genere? Com’è possibile che non venga divulgata con meticolosità?

FAMIGLIA IN DIFFICOLTA’ – La mamma di Chiara, Danielle Conjarts, è un’olandese che vive a Cerveteri a casa di amici e ha perso tutto per seguire la figlia, anche il lavoro, e impiega 4 ore per venire in ospedale e tornare a casa. “Chiara ha convissuto con me fino a 16 anni – dice la madre – ma da quando è successo il fatto ho lasciato ogni cosa per stare dietro a lei e non ho più né una casa né un lavoro”. Il padre, Maurizio Insidioso, lavora alle poste ed è in una casa in affitto con la compagna, una casa che non è in grado di ospitare Chiara che, malgrado ormai capisca tutto, muove solo il pollice. “Ho chiesto aiuto facendo la domanda delle casa al comune – spiega il papà – perché ero preoccupato per il dopo, e quello che mi hanno proposto sono stati 50 metri quadrati a Ponte di Nona con un affitto 450 euro al mese. Una casa dove Chiara non può neanche girarsi con la carrozzina, e dove continuare la riabilitazione al Santa Lucia non è praticabile per la distanza. Per non parlare dell’assistenza domiciliare che per mia figlia deve essere costante e specializzata e che qui è gratis, ma che a casa sarebbe improponibile con le nostre risorse economiche”.

I MIGLIORAMENTI – Il Dottor Sergio Pero, logopedista di Chiara, spiega: “Quando Chiara è arrivata qui non sapeva riconoscere né l’ambiente né le persone che la circondavano, e la responsività era minima, mentre a livello motorio non aveva nessun movimento degli arti superiori. Ora non solo percepisce quello che ha intorno ma muove gamba, piede e braccio sinistro, e alza il pollice per dire sì, chiude gli occhi per dire il no, e ora ha anche imparato ad alzare l’indice per prenderti in giro. E poi ride, e con la mimica facciale esprime diversi stati d’animo, cosa che prima non faceva assolutamente”. Risultati conquistati lentamente che potrebbero andare in fumo se Chiara non venisse stimolata come succede adesso in un centro specializzato come il Santa Lucia.

DALLE PAROLE AI FATTI – In conclusione è ingiusto e costituisce una violazione dell’obbligo di dovuta diligenza dello Stato, il fatto che Chiara, a differenza di una donna straniera, non possa trovare immediato accesso ai fondi destinati alle vittime di reato, come sta succedendo. Un obbligo di compensazione che non comprende un mero ristoro economico in quanto le istituzioni dovrebbero garantire un accesso agevolato a forme di assistenza psicologica e materiale ai fini della riabilitazione, per consentire la riparazione effettiva di quello che sì è il gesto di un singolo, ma che si inserisce in un contesto di inadeguata prevenzione ed attenzione delle istituzioni al fenomeno della violenza maschile nelle relazioni di intimità, specie quando colpisce persone svantaggiate come Chiara, più vulnerabili e per il cui aiuto dovrebbero esistere protocolli e misure ad hoc.

Fonte: bettirossa.com

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