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Cragnotti: “Il calcio di oggi sta dimenticando il senso di appartenenza”



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Sugli 88.100 di Elle Radio, nella trasmissione “I Laziali Sono Qua“, nel centosedicesimo anniversario della Lazio e nel giorno del suo compleanno è intervenuto Sergio Cragnotti. L’uomo che ha cambiato la storia biancoceleste ha parlato di Lazio nella data fatidica del 9 gennaio.

Cragnotti di cosa ha nostalgia del mondo Lazio? “Posso dire che mi mancano le imprese, il calcio delle grandissime partite e delle trasferte più emozionanti in cui abbiamo fatto conoscere il nome della Lazio in tutta Europa. Devo dire che la cosa che più mi colpisce è l’affetto, ovunque io vada i tifosi laziali mi fermano per abbracci, fotografie e ricordi da condividere: un supporto morale che non è mai venuto meno da quando ho lasciato la Lazio“.

Quello “cragnottiano” è un modello che in molti stanno cercando di emulare, quasi mai con gli stessi risultati. Non era venuto però a mancare, in un sistema manageriale d’avanguardia, il senso d’appartenenza. “Io credo che al momento si stia vivendo un’epoca diversa nel mondo del calcio. Un momento particolare e anche difficile, in cui una grave crisi politica ed economico-finanziaria si risente anche nello sport, limitando la costruzione di progetti importanti. E’ difficile anche costruire uno stadio, che dovrebbe essere visto come la casa comune di tutti i tifosi. Si tratta di cicli storici in parte anche fisiologici, che portano a dimenticare anche cose che prima facevano parte saldamente della nostra vita, come il senso di appartenenza, l’amore per la maglia e la condivisione di certi valori.

Impossibile dimenticare l’immagine dello scudetto conquistato nel 2000. Cosa sta mancando per far rivivere un tale entusiasmo al popolo laziale? “A mio avviso il problema centrale è quello dello stadio, come dicevo la mancanza di una casa comune nella quale ritrovarsi. Un sistema che quasi nessuna società è riuscita a creare: solo la Juventus, dove si assiste al match come se si fosse al teatro dell’Opera, piena di gente che vuole condividere un’emozione e senza quella mescolanza di gente che a volte vuole distruggere e portare negatività. In questa mancanza c’è anche grande responsabilità della politica, che non ha alimentato questi investimenti“.

Dopo un favoloso terzo posto, la Lazio non è comunque riuscita ad accedere alla Champions eliminata ai prelimiari dal Leverkusen. Una competizione che i biancocelesti hanno disputato soltanto una volta nell’era Lotito: “Io non conosco la realtà nello specifico, bisogna fare i conti con delle regole finanziarie e di bilancio a volte molto rigide. Oggi il mercato è diventato un movimento globale, per crescere servono investitori e aiuti esterni che possano concretizzare grandi progetti. Se la coperta è corta bisogna aprirsi ai grandi mercati e farli entrare nel mondo sportivo“.

Tornando alla passata stagione, l’ex Presidente biancoceleste commenta: “Il terzo posto dell’anno scorso è stato un momento assolutamente importante. Poi i cambiamenti estivi e forse qualche problema nella preparazione non hanno permesso di vivere ancora quei momenti positivi della scorsa primavera.

Tornando al passato, Cragnotti rivela di quando tentò di riportare Vieri alla Lazio dopo la conquista dello scudetto: “Se ne discusse ma era una questione più legata all’affetto piuttosto che alla valutazione tecnica. Poi prendemmo Crespo che si laureò capocannoniere ed era il massimo rispetto a quello che c’era in quel momento.

Un ultimo saluto ai tifosi della Lazio: “Li abbraccio e li ringrazio per il loro affetto incancellabile, che non diminuisce mai nonostante il passare degli anni.

Fabio Belli

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