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TEMPI BELLI – Sopra la panca c’è chi ci campa, sotto la panca c’è chi ci crepa



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Non era “High School Musical“, era Lazio-Palermo. Capita di non poter vedere una partita, né dal vivo né in televisione, per i più svariati motivi. Lavoro, ricorrenze, cerimonie, viaggi, influenza, anche i tifosi più incalliti a volte sono alle prese con imprevisti di ogni tipo. Una volta c’era solo la voce gracchiante della radio e di “Tutto il Calcio Minuto per Minuto” (ah, quant’era meglio…), oggi internet e smartphone la fanno da padroni. Nella ricerca costante di un aggiornamento (fattasi spasmodica dopo il gol di Goldaniga) arrivano però notizie strane. Murelli ha sbroccato a Candreva, Cataldi e Mauricio in panchina” è il flash che rimbalza sui social network, poi “no, solo a Cataldi e Candreva”, poi “no, Pioli ha detto solo a Cataldi.” “L’ha detto Petrucci su Sky“, “l’ha detto Mediaset e poi ancora “a fine primo tempo Biglia avrebbe detto…” fino alle parole finali di Candreva che spiega: Chiedete a Pioli come dovremmo fare per uscire dalla crisi”, un po’ con quel tono di quando mamma non ti faceva fare una cosa, papà ti chiedeva perché non la stavi facendo e tu piccato rispondevi: Dillo a mamma perché no“. Avevamo quattro anni, ce lo ricordiamo, certe cose si fanno a quell’età.

In questo bailamme di citazioni, a chi era lontano col corpo ma non con la mente dall’Olimpico veniva sommessamente da dire: Ma che c**** stanno a fa’, questi?. Anche perché nel frattempo, grazie a eurosport.tk o altri siti lontani migliaia di chilometri da Formello, il tifoso laziale lontano ed esule veniva anche a sapere che Candreva aveva pareggiato su rigore. Alla fine qualcosa si è salvato, alla fine non è stato poi tutto sbagliato? I laziali non sono Sally e non sono nemmeno “silly“, per dirla all’inglese. Un po’ sciocchini sembrano al momento i giocatori perché un certo parlottare in panchina era stato avvertito anche dopo Lazio-Milan, sempre Candreva (stavolta il compagno di discorsi da bar era Radu), sempre un momento difficile in campo.

La differenza fondamentale è quella fra chi sopra la panca ci campa e chi sotto la panca ci crepa. Il primo, Pioli, sta cercando di far quadrare un equilibrio sempre più precario. Le attenuanti al mister non mancherebbero né in sede di mercato né in merito all’impegno in campo soprattutto di alcuni suoi senatori. Ma noi vogliamo concentrarci su un aspetto: vedere il tecnico che l’anno scorso aveva riportato una gioia che fra il popolo laziale mancava dal 26 maggio solo e abbandonato fa male. Gli altri allenatori possono sempre fare affidamento sullo scudo della società, anche pubblicamente, nei momenti più difficili. Questo al netto delle responsabilità che comunque spettano a un timoniere, nessuno lo nega, nelle fasi più complicate di una stagione. Senza questo scudo, le voci velenose che sotto la panca strisciano rischiano di distruggere una creatura bellissima. Starci inchiodato a quella panca può far male, ma fa ancor più male perdere l’unità di intenti, la voglia di sacrificarsi per quel compagno di squadra che conta avere al proprio fianco in campo, non in panchina. Così come forse chiacchiere da bar sono le vicende relative a fascia di capitano, offerte di mercato, contratti non rinnovati e chi più ne ha più ne metta. In attesa però di ritrovare la Lazio, quella vera e non quella parlata, una certezza: se alle chiacchiere si risponde con le chiacchiere, allora non si finisce più. Ieri poi la Lazio ha pareggiato, ma sembra davvero non interessare a nessuno.

Fabio Belli

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