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TEMPI BELLI – Sono felice! (ed incavolato!)



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Non serve scomodare il piccolo, mitico Ralph Winchester per manifestare lo stato d’animo dei laziali, dopo ieri sera. Siamo felici, per tanti motivi, ed incavolati, per altrettanti.

Felici perché quando la Lazio vince in ogni caso è il cuore che prende il sopravvento sulla mente, e allora sono applausi soprattutto se il maledetto primo quarto d’ora diventa il momento migliore della giornata. Effetto Inzaghi? Presto per dirlo, se così fosse ci sarebbe da essere incavolati, perché Stefano Pioli, uomo buono e degnissimo, non meritava certe fronde né spalle voltate. E invece a vedere la squadra di ieri la rabbia monta, perché una convinzione del genere, per lo meno nell’approccio, non si vedeva da Milano e Firenze, a cavallo di Natale, senza scomodare la scorsa stagione.

Sì ma era il Palermo, ha detto qualcuno, allo sbando, in crisi, incapace di opporre un’adeguata resistenza. Poi pensi però che il Barbera è sempre campo difficile e giocare contro una squadra disperata per la sopravvivenza, al di là di qualsiasi gap tecnico, non è mai semplice. E allora torni felice perché pensi a Carpi, Frosinone, Empoli e capisci che nessun risultato è mai scontato, soprattutto in questa fase della stagione. Già Carpi, Frosinone, Empoli… e torni incavolato, perché come è stato possibile perdere punti così? Pensi alla passività del derby, alle brutte figure, alle promesse disattese a tutti i livelli, dalla società ai giocatori, che è facile fare mea culpa dopo quattro gol incassati un derby, o quando ti vengono a chiedere conto di ciò che hai fatto a Norcia, 170 km per sentirsi dire che “abbiamo fatto una stagione di merda“.

Ma poiché non c’è limite al peggio e tantomeno agli infortuni, veder Lulic stringere i denti (altrimenti toccava a Germoni, in ogni caso in bocca al lupo ragazzo), Patric non perdersi d’animo, e Klose che a 38 anni si è caricato di nuovo sulle spalle una squadra in pura crisi d’identità e che ci ha ricordato il professor “Kappler” di Max Collini:

E allora io sono venuto a scuola il pomeriggio,

A 56 anni e quasi alla pensione,

Per far fare un compito a suo figlio

Che ne ha saltati 4 su 4 in un quadrimestre.

Neanche a dirlo, Miro ha preso… 8. E allora si torna felici. Però poi c’è una cosa che ci fa incavolare quasi definitivamente: che ai nostri giocatori quest’anno ne abbiamo dette di ogni, ma vederli giocare letteralmente tra le bombe carta, no, non ci è piaciuto neanche un po’. In una stagione in cui il tifoso romano è stato additato come causa di tutti i mali conosciuti, è stato brutto vedere Gervasoni alzare le spalle ad ogni scoppio. Per la serie, cose che succedono, a Roma le barriere, a Palermo i botti a un metro da Candreva. Felici di aver vinto anche per questo, forse a qualcuno ha dato comunque fastidio, pur nello scenario di classifica poco significativo di ieri sera.

Fabio Belli

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